Il dilemma di una tesi che potrebbe portare a scenari molto diversi dalle attuali strategie di precauzione.

Il coronavirus viaggia nell’aria anche con il semplice respiro. Cosi’ il virus “SarsCov2” è stato trovato in campioni d’aria raccolti a oltre 1,8 metri distanza tra due pazienti, questo come scrive l’Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti in una lettera al capo delle politiche scientifiche della Casa Bianca.

Finora si è ritenuto che la prima fonte di contagio del nuovo virus siano state le goccioline emesse con la tosse e gli starnuti ma se il coronavirus può rimanere sospeso nelle particelle ultrafini prodotte col respiro, la protezione diventa molto più difficile e si rafforza la tesi già piu’ volte ribadita nel campo medico scientifico che tutte le persone dovrebbero obbligatoriamente indossare le mascherine in pubblico per ridurre drasticamente la trasmissione del virus.

Come riporta la stampa internazionale

Nella sua lettera Harvey Fineberg, capo della commissione permanente sulle malattie infettive permanenti dell’Accademia delle Scienze americana, fa riferimento ad uno studio dell’università del Nebraska condotto dal gruppo di Joshua Santarpia in 11 stanze di isolamento nelle quali erano ricoverati pazienti con Covid-19 e nelle quali sono stati trovati campioni dell’Rna del virus a oltre 1,8 metri dai pazienti.

Il dibattito su questo tema è quindi molto controverso soprattutto dopo lo studio pubblicato agli inizi di marzo sul New England Journal of Medicine, in cui si sostiene che il virus SARSCoV2 può sopravvivere fino a tre ore nell’aria e nelle goccioline di saliva e rimanere altamente infettivo.

Momentaneamente per arginare questo fenomeno l’unica soluzione più plausibile è attenersi scrupolosamente alle disposizioni di legge e nel caso indossare sempre quando si è all’esterno o in luoghi comuni una mascherina di protezione.